Dove la nostra stima sismica non è affidabile: 6 casi in cui il numero va letto con cautela
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Ogni modello di rischio ha un dominio di validità: l'insieme di casi per cui è stato costruito e calibrato. Fuori da quel dominio continua a produrre numeri — è software, non si rifiuta di rispondere — ma quei numeri smettono di significare quello che sembrano significare. Uno strumento di screening che non dichiara il proprio dominio di validità è peggio di uno strumento assente: sostituisce l'incertezza dichiarata con una falsa precisione.
Questo articolo elenca i sei casi in cui la Perdita Annuale Media (PAM) calcolata da catastima non va usata come misura del rischio del singolo immobile. Non sono casi rari o teorici: quattro dei sei riguardano aree a pericolosità sismica alta o molto alta — Campi Flegrei, versante etneo, Appennino centrale, centri storici vincolati — dove il rischio reale è massimo e la nostra capacità di misurarlo è minima. Tutti i valori citati sono ricalcolati sul motore in esercizio e sulle fonti pubbliche INGV, il giorno di pubblicazione.
Il PAM sismico di catastima nasce dalla convoluzione fra pericolosità e fragilità allo scuotimento. Gli altri tre meccanismi di danno non entrano nel calcolo: dove dominano, il numero va letto con cautela.
Il punto di partenza: cosa misura davvero il nostro numero
Il PAM sismico di catastima è la convoluzione fra due curve: la hazard curve di MPS04 — la probabilità annua che al sito venga superata una certa accelerazione di picco al suolo (PGA) — e le curve di fragilità che, data quella PGA, danno la probabilità dei diversi livelli di danno per la tipologia edilizia dichiarata. Il risultato è la frazione del costo di ricostruzione che ci si aspetta di perdere, in media, ogni anno.
Da questa architettura derivano due condizioni implicite, che sono la radice di tutti e sei i casi qui sotto:
- il danno deve arrivare dallo scuotimento, e dev'essere ragionevolmente descritto dalla sola PGA;
- l'edificio deve appartenere alla popolazione su cui quelle curve di fragilità sono state costruite: edilizia ordinaria italiana, classe d'uso II delle NTC 2018, periodo di riferimento 50 anni.
Quando cade la prima condizione il rischio esiste ma passa per un meccanismo che non modelliamo. Quando cade la seconda il meccanismo è quello giusto, ma le probabilità sono sbagliate.
1. Aree vulcaniche attive: il numero descrive un'altra cosa
È il caso più importante, e quello dove il divario tra numero e realtà è più largo. Ai Campi Flegrei il 31 luglio 2026 il catalogo ISIDe dell'INGV registra un evento di magnitudo Md 4.7 a 2,6 km di profondità; il 30 giugno 2025 un Md 4.6 a 3,9 km, il 13 marzo 2025 un Md 4.6 a 2,4 km. Sul versante etneo, il 26 dicembre 2018 alle 03:19 locali, un Mw 4.9 a profondità nulla (−0,3 km nella localizzazione ISIDe, 4 km a nord-est di Viagrande) ha prodotto danni gravi e rotture del terreno a Fleri, frazione di Zafferana Etnea.
Sono terremoti di magnitudo modesta — sotto la soglia che in Appennino si considera dannosa — che però avvengono così in superficie da concentrare uno scuotimento severissimo su poche centinaia di metri. Un modello probabilistico su griglia di 5 km, costruito per restituire il tasso annuo medio di superamento di una soglia di accelerazione, non è lo strumento adatto a descriverli. Non perché quelle aree siano escluse dalla mappa: a Pozzuoli come a Zafferana Etnea MPS04 restituisce una curva di pericolosità completa su tutti e nove i periodi di ritorno, ed è quella che usiamo. Il punto è la grandezza che il modello restituisce — un tasso annuo medio di superamento, su celle da 5 km e su secoli di catalogo — che dice poco su un edificio a duecento metri dalla frattura di un evento a profondità nulla.
A questo si aggiunge un meccanismo di danno che nel nostro motore non esiste affatto: la deformazione lenta del suolo. Il bradisismo flegreo solleva e abbassa il terreno di centimetri all'anno, e produce lesioni per cedimento differenziale e per accumulo, non per una singola scossa. Non è sismico, non è alluvione, non è frana: è fuori da tutti e tre i nostri hazard.
Concretamente, cosa restituiamo
Per un fabbricato in muratura ante-1971, due piani, 150 m² a Pozzuoli, il motore dà oggi un PAM sismico dello 0,087% annuo, classe A+ del D.M. 58/2017. Quel numero è corretto come stima della pericolosità tettonica di fondo del sito, ed è quello che l'unica fonte pubblica disponibile consente di calcolare. Non è una stima del rischio a cui è esposto un edificio di Pozzuoli nella crisi bradisismica in corso.
Sul piano assicurativo va aggiunta un'avvertenza. L'obbligo della L. 213/2023 copre sismico, alluvione, frana, inondazione ed esondazione: l'eruzione non è tra gli eventi (ne parliamo nel dettaglio nella pagina su Portici e l'area vesuviana). Per gli eventi sismici di origine vulcanica la risposta non è generale: dipende da come il testo di polizza definisce il sinistro sismico e se esclude i fenomeni di origine vulcanica. È una clausola da leggere, non da dare per scontata — e da farsi confermare per iscritto dall'intermediario prima della firma.
2. Fagliazione superficiale: danno da spostamento, non da scuotimento
Quando una faglia rompe fino in superficie, il terreno su cui poggia l'edificio si sposta: un gradino di decine di centimetri, a volte metri, lungo una fascia larga poche decine di metri. È avvenuto a Paganica nel 2009, in Appennino centrale nel 2016 e — con un evento di magnitudo appena 4.9 — lungo la faglia di Fiandaca sull'Etna nel 2018, dove le rotture cosismiche sono state mappate sul terreno e pubblicate come dataset (Civico et al., Journal of Maps, 2019; Villani et al., Scientific Data, 2020). Un edificio a cavallo della rottura viene tagliato, e lo è qualunque sia la sua qualità strutturale: la perdita tende al 100% indipendentemente dalla fragilità allo scuotimento.
Le nostre curve di fragilità rispondono alla PGA. Non hanno una variabile per lo spostamento permanente del suolo, quindi il meccanismo è assente dal calcolo — e con esso l'unico caso in cui il PAM di un edificio nuovo e ben costruito coincide con quello di un rudere. La perimetrazione delle faglie attive e capaci non rientra in nessuna delle fonti che usiamo: si trova negli studi di microzonazione sismica di livello 3 del comune, che delimitano le zone di attenzione e di suscettibilità per fagliazione. Se il tuo immobile ricade in una di quelle zone, il nostro numero non è il vincolo che conta.
3. Liquefazione: quando è il terreno a cedere
In terreni sabbiosi saturi, uno scuotimento anche moderato può annullare la resistenza del suolo: l'edificio non viene danneggiato dalle oscillazioni, affonda o ruota. La sequenza emiliana del maggio 2012 lo ha mostrato su scala di quartiere, nei paleoalvei sabbiosi della bassa pianura ferrarese, in un'area entrata nella classificazione sismica solo con la riclassificazione del 2003.
Anche qui il meccanismo non è nelle curve di fragilità, che descrivono la risposta della struttura a fondazioni integre. Nella zona di Terre del Reno (FE) — il comune nato nel 2017 dalla fusione di Mirabello e Sant'Agostino, dove ricade anche la frazione di San Carlo — il motore usa una PGA a 475 anni di circa 0,15 g e restituisce un PAM basso: coerente con il modello, insufficiente come descrizione di quello che è effettivamente accaduto lì. La suscettibilità alla liquefazione, come la fagliazione, sta nella microzonazione comunale.
4. La cella da 5 km: fondovalle e cresta hanno lo stesso numero
La griglia MPS04 ha passo 0,05 gradi, circa 5 km. Dentro una cella ricadono, con la stessa pericolosità di riferimento, il fondovalle alluvionale e il crinale roccioso — mentre il danno osservato nei terremoti appenninici può variare di due o tre gradi di intensità fra località distanti un chilometro. La differenza la fanno l'amplificazione stratigrafica e quella topografica, che nel nostro calcolo entrano attraverso due parametri che dichiari tu: la categoria di sottosuolo e la categoria topografica delle NTC 2018.
Il default è B/T1 — terreni rigidi su superficie pianeggiante. Ecco quanto pesa cambiarlo, a parità di tutto il resto: muratura ante-1971, due piani, 150 m², a L'Aquila.
| Sito | PAM sismico | Rispetto al default | Classe |
|---|---|---|---|
| A / T1 — roccia, pianeggiante | 0,166% | 0,72× | A+ |
| B / T1 — default | 0,231% | 1,00× | A+ |
| C / T1 | 0,301% | 1,30× | A+ |
| E / T1 — alluvionale su substrato | 0,337% | 1,46× | A+ |
| D / T1 — terreni sciolti | 0,410% | 1,77× | A+ |
| D / T4 — sciolti su rilievo acclive | 0,661% | 2,86× | A |
Calcolo eseguito sul motore in esercizio, PGA MPS04 a L'Aquila 0,261 g a 475 anni. Coefficienti stratigrafici e topografici semplificati (valore centrale di categoria) come descritto in metodologia.
Un fattore 2,9 tra il default e il caso peggiore, con salto di classe D.M. 58: se non conosci la categoria di sottosuolo del tuo sito, il PAM che leggi ha un'incertezza di questo ordine, che nessun intervallo di confidenza statistico cattura — perché non è incertezza sul modello, è un input mancante. La categoria reale la dà un'indagine geofisica o lo studio di microzonazione del comune.
5. Edifici non ordinari in zona sismica: il caso peggiore, e lo sappiamo misurare
Questo limite non è un'ipotesi: lo abbiamo quantificato confrontando il motore con perizie D.M. 58/2017 reali di edifici pubblici, pubblicate nei bandi di gara del Demanio. Su un ex-complesso a La Spezia il perito calcola un PAM dell'1,412% (classe E), il nostro motore 0,067% (classe A+): un fattore 21. Su un edificio a struttura mista del 1988 a Bari, 1,543% contro 0,003%. E forzando tutti i parametri peggiorativi disponibili — sottosuolo C, pietrame irregolare, assenza di cordoli e catene, manutenzione scarsa, vincolo di centro storico — il caso di La Spezia arriva a 0,198%: resta un fattore 7 di scostamento.
La ragione è la seconda condizione implicita vista all'inizio. Quegli edifici sono di classe d'uso NTC III o IV, con periodo di riferimento 75 o 100 anni e azione sismica di progetto maggiorata del 40-70%; sono vincolati ex D.Lgs. 42/2004; e il perito modella esplicitamente meccanismi di collasso locale — ribaltamento di pareti fuori piano, martellamento negli aggregati — che una convoluzione globale hazard × fragilità non cattura. Le curve che usiamo sono costruite su campioni di edilizia residenziale, non su caserme storiche o palazzi istituzionali.
Quindi: ospedali, scuole, caserme, edifici pubblici strategici, beni culturali vincolati e chiese non sono nel dominio di validità di catastima, e in zona sismica 1 o 2 lo scostamento è di uno o due ordini di grandezza per difetto. Serve una valutazione di livello LV3 ex DPCM 9 febbraio 2011. Lo stesso vale, in misura minore ma non trascurabile, per le unità in aggregato edilizio dei centri storici appenninici: il nostro flag di centro storico vincolato agisce sui costi di ripristino, non sull'interazione strutturale fra corpi contigui.
6. Isole minori e siti con curva di pericolosità incompleta
Questo caso è tecnico, ed è quello che ci ha fatto cambiare il prodotto mentre scrivevamo questo articolo. Interrogando MPS04 sui nove periodi di ritorno delle NTC, in alcune località il servizio non restituisce nove punti ma pochi, o uno solo:
| Località | Punti di curva | PGA a 475 anni |
|---|---|---|
| Lipari, Ischia, Capri, Ponza, Elba, Giglio | 9 su 9 — curva completa | 0,033 – 0,183 g |
| Stromboli | 6 su 9 — mancano 140, 975 e 2475 anni | 0,202 g |
| Ustica, Isole Tremiti | 1 su 9 | 0,15 g (valore di classe) |
| Pelagie, Pantelleria, Favignana, gran parte della Sardegna | 1 su 9 | 0,05 g (valore di soglia) |
Verifica eseguita il 10 settembre 2026 sul servizio WFS MPS04 INGV, nove periodi di ritorno per località, risultato stabile su interrogazioni ripetute.
Le conseguenze non sono uguali per tutti. Dove il valore unico è 0,05 g — la soglia inferiore della classificazione, zona sismica 4 — la pericolosità è genuinamente bassa e un PAM calcolato su un solo punto resta un'approssimazione innocua: parliamo di frazioni di millesimo di punto percentuale. Il problema si presenta dove la pericolosità non è bassa. A Stromboli mancano proprio i tre periodi di ritorno lunghi, quelli che pesano di più sulla coda della perdita attesa: ricostruendo la coda con i rapporti della curva completa di Lipari, il PAM passa da 0,152% a 0,166%, +9,2%. A Ustica il valore unico di 0,15 g è un valore di classe, non un valore di cella.
Cosa abbiamo cambiato
Fino a ieri la piattaforma calcolava su queste curve in silenzio: il numero aveva lo stesso aspetto di quello ottenuto su una curva completa. Da oggi, quando MPS04 serve meno di nove periodi di ritorno, la valutazione riporta un avviso esplicito con quanti punti sono disponibili e quali mancano — nella schermata di calcolo, nella risposta dell'API e nella sezione "Avvisi sulla completezza dei dati" del PDF. Il calcolo non viene bloccato: resta uno screening, dichiarato come tale.
Un'osservazione ulteriore, per completezza: dove MPS04 non ha alcun nodo di griglia — è il caso dell'arcipelago della Maddalena — la piattaforma non fallisce, agganciando il nodo più vicino entro circa 11 km. Anche lì, quindi, ottieni un numero: è il valore di un'altra cella, in un'area a pericolosità minima. Va letto per quello che è.
Cosa resta valido, anche in questi casi
Elencare i limiti non equivale a dire che lo strumento non serve. Anche nei sei casi qui sopra restano validi:
- la pericolosità di riferimento del sito: la PGA MPS04 e la zona sismica sono il dato ufficiale, ed è lo stesso che usa chiunque — compagnie incluse;
- l'ordine di grandezza del confronto fra immobili: se stai valutando due sedi alternative nella stessa area, il rapporto fra i due PAM è informativo anche quando il valore assoluto è incerto;
- la verifica dei parametri di polizza: massimali, franchigia (tetto del 15% ex DM 18/2025), scoperti e adeguatezza della somma assicurata non dipendono dal PAM. Lì la checklist di rinnovo vale per intero.
Quello che non va fatto, nei sei casi, è usare il PAM come base per contestare un premio, o come evidenza in una due diligence. Se la compagnia quota alto su un immobile ai Campi Flegrei o su una chiesa vincolata in Appennino, non ha necessariamente torto: sta prezzando qualcosa che il nostro modello non vede.
Come capire in due minuti se il tuo caso è uno di questi
- L'immobile è nell'area flegrea, vesuviana, etnea, eoliana o a Ischia? → caso 1, e verifica la definizione di sinistro sismico in polizza.
- Il comune ha uno studio di microzonazione sismica con zone di attenzione per fagliazione o liquefazione, e l'immobile vi ricade? → casi 2 e 3. Lo studio è pubblico, di norma sul sito del comune o della regione.
- Sai la categoria di sottosuolo del sito? Se no, il tuo numero ha un'incertezza fino a ~3× → caso 4.
- L'edificio è scuola, ospedale, caserma, chiesa, bene vincolato, o un'unità inserita in un aggregato di centro storico? → caso 5, e serve una perizia.
- È in un'isola minore o in Sardegna? → caso 6, di solito innocuo, ma sappi che la curva è ridotta a un punto.
Se nessuna delle cinque risposte è affermativa — l'insieme di gran lunga più numeroso: edilizia residenziale, commerciale e produttiva ordinaria, su terreno noto, fuori dalle aree vulcaniche — il PAM che calcoliamo è nel suo dominio di validità, con l'incertezza dichiarata nell'intervallo 5°-95° percentile che accompagna ogni output.
Verifica il tuo immobile — e leggi il numero sapendo cosa contiene
Il calcolo è gratuito e illimitato. Se il tuo caso è fra i sei di questo articolo, scrivicelo: le segnalazioni sui limiti del motore sono il modo in cui decidiamo cosa estendere.
Leggi anche: Come si calcola la Perdita Annuale Media · Da dove vengono i nostri numeri · Il rischio sismico nei centri storici vincolati.