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Stretto di Messina: la zona sismica più alta d'Italia, dal 1908 a oggi

Pubblicato il · Lettura ~13 minuti · Report territoriale

Magnitudo 1908
Mw 7.1
Vittime stimate
~85.000
Onda tsunami max
~12 m
Zona sismica
1

Fonti: INGV (catalogo CPTI15, DBMI15), Boschi et al. (Catalogo dei Forti Terremoti), Dipartimento Protezione Civile.

Il 28 dicembre 1908, alle 5:21 del mattino, una scossa di magnitudo Mw 7.1 colpisce lo Stretto di Messina. In pochi secondi Messina e Reggio Calabria — due città di rispettivamente ~150.000 e ~45.000 abitanti — sono in larga parte distrutte. Pochi minuti dopo, le coste siciliana e calabrese sono investite da uno tsunami con onde fino a 10-12 metri. Il bilancio finale, ricostruito a posteriori, sarà di circa 85.000 vittime: il singolo evento sismico più mortale della storia d'Italia e dell'Europa occidentale moderna.

Centodiciotto anni dopo, lo Stretto di Messina resta — per la mappa di pericolosità sismica italiana attuale — la zona con PGA atteso più alto del paese. La pericolosità geologica è una proprietà del territorio che non cambia con il tempo: il sistema di faglie estensionali dello Stretto continua ad accumulare deformazione, e la storia sismica della regione documenta eventi catastrofici ricorrenti su una scala dei tempi storica. Questo report sintetizza cosa è successo nel 1908, la geologia che lo spiega, il quadro di rischio attuale, e cosa significa concretamente per chi possiede un immobile in zona, oggi che l'obbligo di polizza CAT NAT è in vigore.

28 dicembre 1908: cosa è successo

La scossa principale

Alle 5:21 del mattino del 28 dicembre 1908, una rottura cosismica si propaga lungo una faglia normale immergente E-W al centro dello Stretto, fra Sicilia e Calabria. Magnitudo stimata a posteriori Mw 7.1 (ricostruita da sismogrammi dell'epoca e da analisi macrosismiche). Ipocentro relativamente superficiale (10-15 km di profondità), epicentro sub-marino al centro dello Stretto. La durata della scossa è stimata in 30-40 secondi sui registri sismografici coevi.

La popolazione, in larga parte dormiente all'alba, è colta nei propri edifici. Messina e Reggio Calabria sono dominate da edilizia in muratura ordinaria di mattoni o pietrame, talvolta con due-tre piani, senza criteri antisismici. Il pattern di danno è devastante: in pochi secondi la quasi totalità degli edifici di Messina centro collassa o subisce danni irreparabili; Reggio Calabria presenta un quadro analogo, leggermente meno omogeneo per la distribuzione del costruito più sparsa.

Lo tsunami

Pochi minuti dopo la scossa, il movimento del fondale marino generato dalla rottura cosismica innesca onde di tsunami che raggiungono le coste con tempi di viaggio brevissimi (lo Stretto è largo solo 3 km nel punto più stretto, 5-15 km altrove). Le onde più alte — fino a 10-12 metri — colpiscono la costa siciliana fra Messina centro, Sant'Agata, Faro e Ganzirri; sulla costa calabrese (Pellaro, Lazzaro, fino a Reggio centro) le onde superano i 6-8 metri. L'impatto dello tsunami si somma a un quadro già catastrofico: porti, aree costiere abitative, banchine sono spazzate via. Lo tsunami del 1908 è considerato uno dei più devastanti documentati nel Mediterraneo in epoca strumentale.

I soccorsi e la risposta

La risposta dei soccorsi fu lenta e disordinata per il contesto storico (poche infrastrutture di comunicazione, collegamento ferroviario con il resto d'Italia interrotto, città in fiamme per gli incendi successivi). Importante il ruolo delle navi della flotta russa e di quella britannica, presenti nel Mediterraneo, che furono fra i primi soccorritori sul porto di Messina. Le operazioni di ricerca dei superstiti durarono settimane; le stime delle vittime variarono nei mesi successivi e sono ancora oggi oggetto di dibattito storiografico, con range che va da 80.000 a 120.000 secondo le diverse valutazioni. La cifra ufficiale più comunemente citata è ~85.000.

La storia sismica dello Stretto: 1693, 1783, 1908

Il 1908 non fu un evento isolato. La storia sismica del bacino meridionale documenta almeno tre eventi catastrofici ricorrenti negli ultimi 350 anni, secondo il catalogo CPTI15 e il database macrosismico DBMI15.

1693 — Sicilia sud-orientale (Mw 7.4)

L'11 gennaio 1693, una scossa di magnitudo stimata Mw 7.4 colpisce la Sicilia sud-orientale (Val di Noto). Stime delle vittime ~60.000. Catania, Noto antica, Siracusa e decine di città del Val di Noto sono distrutte. La ricostruzione successiva genera il barocco siciliano UNESCO: le città del Val di Noto vengono ridisegnate con criteri urbanistici nuovi, strade larghe, palazzi bassi. È l'evento che documenta la natura sismica strutturale della Sicilia orientale.

1783 — Sequenza calabro-sicula

Fra il 5 febbraio e il 28 marzo 1783, una sequenza eccezionale di cinque scosse di magnitudo Mw 6.7-7.1 colpisce la Calabria meridionale e il versante peloritano siciliano. Le stime delle vittime per la sequenza si attestano intorno a ~50.000. Distretti collinari della Calabria meridionale, da Polistena ad Oppido Mamertina, vengono cancellati. L'evento è il precedente storico più immediato del 1908 e dimostra la natura sequenziale (multi-mainshock) tipica della tettonica estensionale calabro-sicula.

1908 — Stretto di Messina

L'evento documentato sopra. È il primo grande terremoto italiano dell'era strumentale, con registrazioni sismografiche dell'epoca che hanno permesso analisi quantitative successive. Insieme a 1693 e 1783, definisce una ricorrenza media di ~100-150 anni per eventi di magnitudo Mw >6.5 nel macro-distretto calabro-siculo. L'ultimo evento di pari magnitudo ha superato i 100 anni di distanza nel 2008.

La geologia: perché lo Stretto è la zona più sismica

Tettonica estensionale

Lo Stretto di Messina è uno dei laboratori geologici più studiati al mondo per il tipo di processo tettonico che ospita. Sicilia e Calabria, geologicamente, si stanno lentamente separando lungo un sistema di faglie normali NE-SW e ENE-WSW immergenti rispettivamente verso est (lato siciliano) e verso ovest (lato calabrese). Lo Stretto è il risultato della subsidenza dell'area centrale fra i due blocchi, una struttura graben in via di formazione attiva. La deformazione misurata da geodesia satellitare (GPS) è dell'ordine di alcuni mm/anno: bassa in termini assoluti, ma sufficiente — su tempi geologici — ad accumulare l'energia che si scarica nei grandi sismi.

Il sistema di faglie dello Stretto

Il sistema di faglie attive dello Stretto include la faglia di Messina-Taormina sul lato siciliano, la faglia di Reggio-Scilla sul lato calabrese, e una faglia centrale sub-marina (la presunta sorgente del 1908). Le indagini sismiche marine condotte da CNR-ISMAR, OGS e università hanno mappato il sistema in dettaglio negli ultimi vent'anni. Si tratta di faglie distensive, potenzialmente in grado di generare singolarmente eventi di magnitudo Mw 6.5-7.0, e che possono interagire generando sequenze come nel 1783.

Effetti di sito a Messina e Reggio

Sia Messina sia Reggio Calabria sorgono in larga parte su terreni alluvionali sciolti (delta del Torrente Annunziata a Messina, conoide di Reggio Calabria) o su detriti di falda. Questi terreni amplificano significativamente il moto sismico rispetto al roccia di base: i pattern di danno del 1908 mostrano chiaramente la differenziazione fra zone a maggiore amplificazione (centri storici su alluvioni) e zone più stabili (versanti rocciosi retrostanti). Microzonazione sismica di livello 2 e 3 è stata applicata in modo parziale ai centri urbani della zona.

Il rischio tsunami: una dimensione aggiuntiva

Per le coste dello Stretto, il rischio non è solo sismico: la componente tsunami aggiunge una dimensione che non esiste per la maggior parte d'Italia interna. Il 1908 ne è la dimostrazione documentata, e la geometria del bacino (mare poco profondo, coste vicine, faglie sub-marine attive) rende lo Stretto uno dei pochi tratti di costa italiana strutturalmente esposti a tsunami co-sismici di breve tempo di percorrenza (minuti, non ore).

Il sistema SiAM

Il D.Lgs. 28/2018 ha istituito in Italia il Sistema di Allertamento Nazionale per i Maremoti generati da sismi (SiAM), gestito congiuntamente da INGV (centro di allerta), ISPRA (componente costiera) e Dipartimento Protezione Civile (catena di comunicazione). L'allertamento funziona in modo automatico: in caso di sisma con caratteristiche tsunamigeniche nei bacini monitorati, il sistema emette allerte ai sindaci, alle autorità marittime e alla popolazione tramite IT-Alert (SMS su cellulari nell'area). Alcuni comuni costieri dello Stretto hanno installato sirene di allarme tsunami. Il tempo di reazione è critico: per lo Stretto, fra l'origine sismica e l'arrivo delle onde possono passare meno di 5 minuti.

Profilo di esposizione costiera

Le aree maggiormente esposte allo tsunami sono i tratti urbani a quota bassa direttamente affacciati sullo Stretto: Messina porto e zone storiche, Faro, Ganzirri, Mortelle sul lato siciliano; Reggio Calabria centro storico e lungomare, Pellaro, Lazzaro, Saline Joniche sul lato calabrese. Per gli immobili in queste aree, il rischio tsunami si somma a quello sismico e dovrebbe essere considerato nella valutazione complessiva — ancorché lo schema obbligatorio CAT NAT del DM 18/2025 copra solo gli eventi geofisici e idrogeologici classici (sisma, alluvione, frana, inondazione fluviale), non il maremoto come voce separata.

Comuni esposti: profilo per tipologia

Cluster 1 — Messina città e area metropolitana

~230.000 abitanti, capoluogo metropolitano. Edilizia eterogenea: ricostruzione post-1908 (anni '10-'30 secondo i primi criteri antisismici dell'epoca), espansione anni '50-'70 (criteri intermedi), nuova edilizia post-1984 e post- NTC. Zona sismica 1. Esposizione tsunami diretta per centro storico e tratti costieri. Comuni della cintura: Villafranca Tirrena, Saponara, Spadafora, Rometta a ovest; Scaletta Zanclea, Itala, Alì Terme verso sud.

Cluster 2 — Reggio Calabria città e area metropolitana

~170.000 abitanti. Profilo edilizio simile a Messina ma con quota maggiore di costruito di pianura post-1950 progettato per carichi gravitazionali. Zona sismica 1. Esposizione tsunami diretta per centro storico e lungomare. Comuni della cintura: Villa San Giovanni, Bagnara Calabra, Scilla sul lato tirrenico nord; Motta San Giovanni, Montebello Jonico sul lato ionico sud.

Cluster 3 — Centri costieri secondari e dell'interno

Comuni costieri della costa siciliana del basso Messinese (Taormina, Giardini-Naxos, Letojanni, Roccalumera) e calabrese reggina (Palmi, Gioia Tauro, Bagnara, Scilla, Saline Joniche, Bova Marina). Zona sismica 1-2 a seconda dei punti. Esposizione tsunami variabile per geometria della costa. Centri storici dell'Aspromonte e dei Peloritani interni meno esposti a tsunami ma con vulnerabilità sismica per edifici storici in muratura tradizionale e versanti acclivi.

L'obbligo CAT NAT nello Stretto

Imprese e SRL operanti nei comuni dello Stretto sono soggette all'obbligo della L. 213/2023 identicamente al resto d'Italia: per piccole e micro imprese la scadenza era il 1° gennaio 2026, per turistico- ricettive e somministrazione (rilevante per i settori chiave dell'economia messinese e reggina) il 31 marzo 2026 ai sensi del DL 39/2025 convertito in L. 78/2025. Il peso economico dell'obbligo è qui particolarmente significativo: la pericolosità sismica massima d'Italia, combinata con vulnerabilità non trascurabile di parte del costruito storico, si traduce in valori di PAM (Perdita Annuale Media) elevati e quindi in premi assicurativi proporzionalmente alti.

Per le imprese del territorio, una valutazione tecnica indipendente del rischio del proprio immobile prima di firmare con la compagnia è uno strumento essenziale: il mercato CAT NAT in Sicilia e Calabria mostra una variabilità di pricing significativa fra operatori, e la capacità di confrontare il preventivo con il premio tecnicamente equo basato sulla PAM permette di evitare caricamenti eccessivi.

Valuta il tuo immobile nello Stretto

Catastima calcola la PAM e la classe di rischio sismico D.M. 58/2017 di un immobile usando MPS04 INGV — la fonte ufficiale della pericolosità sismica italiana, la stessa che classifica lo Stretto come zona 1 — e curve di fragilità ReLUIS calibrate per tipologie costruttive italiane.

Domande frequenti

Il terremoto del 1908 fu davvero il più mortale della storia europea moderna?

Sì, secondo le stime ufficiali. Il bilancio storico riconosciuto è di circa 85.000 vittime, con range delle valutazioni storiografiche più ampie che vanno da 80.000 a 120.000. È il singolo evento sismico più mortale della storia d'Italia e dell'Europa occidentale moderna. Per confronto: il sisma del Belice 1968 fece ~300 vittime, quello del Friuli 1976 ~1.000, l'Irpinia 1980 ~2.900, L'Aquila 2009 309, Centro Italia 2016-17 303. L'evento del 1908 appartiene a un'altra categoria di magnitudo di impatto, comparabile soltanto a eventi storici come Lisbona 1755 o Catania 1693.

Quanto è alta oggi la pericolosità sismica dello Stretto?

Secondo la mosaicatura MPS04 INGV — la mappa di pericolosità sismica ufficiale italiana — l'area dello Stretto presenta valori di accelerazione orizzontale di picco (PGA) per tempi di ritorno 475 anni nell'ordine di 0,25-0,30 g, fra i più alti del paese. Tutta l'area Messina-Reggio è zona sismica 1 nella classificazione attuale. La pericolosità non è teorica: la sismicità storica del bacino è documentata da almeno tre eventi catastrofici negli ultimi 350 anni (1693 Sicilia orientale, 1783 sequenza calabro-sicula, 1908 Messina).

Il rischio tsunami è ancora rilevante?

Sì. Lo tsunami del 1908 sviluppò onde fino a 10-12 metri sulla costa siciliana (Messina, San Saba, Pellaro) e onde di 6-8 metri sulla costa calabrese. Si trattò di uno tsunami sismico co-generato dalla rottura sub-marina lungo la faglia dello Stretto, con onde che raggiunsero la riva in pochi minuti. Il D.Lgs. 28/2018 ha istituito in Italia il Sistema di Allertamento Nazionale per i Maremoti generati da sismi (SiAM), gestito da INGV, ISPRA e Dipartimento Protezione Civile. Per gli abitanti delle coste dello Stretto sono attive procedure di allerta automatica via cellulare (IT-Alert) e sirene installate in alcuni comuni costieri. Resta un rischio intrinseco al territorio.

Gli edifici di Messina e Reggio Calabria sono stati ricostruiti antisismici?

In parte. La ricostruzione post-1908 fu condotta secondo le prime normative antisismiche italiane (il Regio Decreto Legge 18 aprile 1909 che istituì norme tecniche per le zone sismiche), pioniere a livello internazionale. Edifici di quel periodo furono progettati con criteri parametrici primitivi ma già consapevoli del rischio. Ricostruzioni successive (anni '30, dopoguerra, espansione anni '60-'70) seguirono norme via via aggiornate. Solo le costruzioni post-1984 in Sicilia e Calabria, e in modo pieno quelle post-NTC 2008 e NTC 2018, possono dirsi adeguate ai criteri moderni. Una quota significativa del costruito attuale di Messina e Reggio resta vulnerabile: ricerche del CNR-IBAM e delle università calabro-siciliane stimano che porzioni rilevanti del patrimonio residenziale necessiti di interventi di miglioramento sismico.

Per chi ha un immobile nello Stretto, cosa implica l'obbligo CAT NAT?

L'obbligo della L. 213/2023 si applica identico al resto d'Italia per le imprese. L'impatto economico è però fra i più alti del paese, perché la pericolosità di base è massima e gli edifici hanno spesso vulnerabilità non trascurabile. Per un capannone, un albergo o un negozio nello Stretto, i premi proposti dalle compagnie sono attesi sensibilmente più alti rispetto a un'equivalente proprietà in zona sismica 3 o 4 — questo è la quantificazione corretta di un rischio reale documentato. Una stima tecnica indipendente della PAM, prima di firmare, permette di verificare che il premio proposto rifletta effettivamente il rischio e non un caricamento eccessivo.

Disclaimer e fonti — Dati sismologici e macrosismici da INGV (catalogo CPTI15 e database macrosismico DBMI15), Boschi et al. (Catalogo dei Forti Terremoti), Dipartimento Protezione Civile, letteratura specializzata sulla sequenza calabro-sicula e sull'evento del 1908. Le stime sulle vittime del 1908 sono storiografiche e presentano range di incertezza (80.000-120.000 secondo le diverse valutazioni; cifra di sintesi convenzionalmente utilizzata ~85.000). Le valutazioni di rischio catastima sono stime parametriche basate su MPS04 INGV e curve di fragilità ReLUIS peer-reviewed: non sostituiscono microzonazione sismica di livello 3 né analisi modale puntuale di un edificio. Per asseverazioni, classificazione di rischio sismico secondo D.M. 58/2017 e interventi strutturali rivolgersi a ingegnere strutturista abilitato.

Riferimenti: MPS04 INGV · Catalogo CPTI15 · DBMI15 · NTC 2018 · D.M. 58/2017 · L. 213/2023. Approfondimenti correlati: metodologia · cratere aquilano 2009 · sequenza Centro Italia 2016-17 · classi di rischio D.M. 58/2017.