Liguria e Genova: il rischio idrogeologico più alto d'Italia
Pubblicato il · Lettura ~13 minuti · Report territoriale
Fonti: ISPRA IdroGEO, Inventario IFFI, ARPAL Liguria, Comune di Genova, ISTAT.
La Liguria è, fra le regioni italiane, quella con la più alta esposizione strutturale al rischio idrogeologico. La combinazione di Appennino ripido che scende quasi a precipizio sul mare, formazioni geologiche predisposte ai dissesti, urbanizzazione intensa di conoidi e fondovalle, torrenti urbani tombinati, regime pluviometrico marittimo capace di scaricare 200-300 mm d'acqua in poche ore: tutti questi fattori, insieme, fanno della Liguria — e in particolare di Genova — il territorio italiano dove alluvioni e frane sono più frequenti, più fotografate e più costate in termini di vite umane negli ultimi cinquant'anni.
Questo report ripercorre la cronologia degli eventi maggiori, spiega perché la struttura geomorfologica e urbanistica di Genova è intrinsecamente esposta, illustra il caso paradigmatico delle Cinque Terre, e fa il punto sul profilo di rischio attuale per chi possiede un immobile o gestisce un'impresa in regione — un quadro che, con l'obbligo CAT NAT entrato in vigore a gennaio 2026, ha implicazioni concrete e immediate.
Cronologia: cinquant'anni di alluvioni
7-8 ottobre 1970 — la grande alluvione di Genova
Considerata storicamente la più grave alluvione genovese del dopoguerra. Una depressione mediterranea persistente scarica centinaia di millimetri di pioggia sui bacini del Bisagno e del Polcevera, entrambi i torrenti esondano contemporaneamente, allagando vasta parte della città dalla Foce a Sampierdarena. Il bilancio finale è di 44 vittime e migliaia di sfollati. È l'evento che porta a una prima generazione di studi sull'assetto idraulico della città e all'avvio dei progetti di scolmatore del Bisagno — opera che, come si vedrà, sarà realizzata solo per stralci nei decenni successivi.
27 settembre 1992 — esondazione del Bisagno
Nuova esondazione del Bisagno in zona urbana, con allagamento di interi quartieri della Val Bisagno e della Foce. Danni materiali ingenti, fortunatamente vittime limitate rispetto al 1970. L'evento riapre il dibattito sull'accelerazione dei lavori dello scolmatore, in larga parte ancora sulla carta.
4 novembre 2011 — Sturla, Foce, Genova orientale
Un'ondata di precipitazioni convettive autorigeneranti (sistema temporalesco che si rinnova nel medesimo punto per ore) colpisce la Genova orientale. Esonda il rio Fereggiano, affluente del Bisagno, in zona Sturla-Foce. 6 vittime, fra cui due bambini. È il primo evento che mette in luce il rischio specifico dei rivi minori urbani — corsi d'acqua di piccola portata teorica ma capaci, in condizioni estreme, di tracimare violentemente all'uscita dai tratti tombinati.
25 ottobre 2011 — Cinque Terre e val di Vara
Pochi giorni prima dell'evento di Genova, un'altra ondata di precipitazioni eccezionali colpisce le Cinque Terre e la val di Vara (al confine fra Liguria e Toscana). Si scaricano fino a 500 mm in 6 ore sul bacino del Vara. Esondano i torrenti delle Cinque Terre: Vernazza e Monterosso al Mare vengono parzialmente distrutti dalle piene; Borghetto Vara e Brugnato subiscono danni gravissimi. Bilancio: 13 vittime totali fra Liguria e Toscana. Frazioni intere isolate per settimane, ricostruzione delle Cinque Terre per anni.
9 ottobre 2014 — il Bisagno esonda di nuovo
A meno di tre anni dall'evento del 2011, il Bisagno esonda nuovamente nel tratto urbano: una persona muore travolta dalla piena. Allagato il centro città fino a piazza De Ferrari, danni a centinaia di esercizi commerciali e abitazioni al piano terra. L'evento, ripreso da migliaia di video amatoriali, diventa simbolo della fragilità urbana di Genova. Riapre il dibattito politico e tecnico sui ritardi dello scolmatore, sui rivi tombinati, sulla manutenzione dell'alveo del Bisagno.
Perché Genova è strutturalmente esposta
Le alluvioni di Genova non sono incidenti imprevedibili: sono la conseguenza prevedibile di una configurazione geomorfologica e urbanistica intrinsecamente fragile. Quattro fattori si combinano a generare il rischio.
1. Bacini brevi, ripidi, impulsivi
Il bacino idrografico del Bisagno ha un'estensione di circa 95 km² e una lunghezza dell'asta principale di circa 25 km. Dalla cresta appenninica (M. Cornua, 1054 m) al mare la quota scende di oltre mille metri. Il bacino del Polcevera è analogamente piccolo e ripido. La conseguenza idrologica si chiama tempo di corrivazione breve: l'acqua di pioggia caduta sui versanti arriva all'alveo principale in 1-3 ore, e all'esondazione in poche ore in più. Non c'è tempo per attenuare la piena: la città riceve direttamente l'onda d'acqua quasi senza smorzamenti.
2. Torrenti urbani tombinati
A partire dal XIX secolo, l'espansione urbana di Genova ha progressivamente coperto i torrenti che attraversavano la città, trasformandoli in tratti urbani sotterranei sovrastati da strade, piazze e edifici. Il Bisagno scorre tombinato per circa 1,3 km nel tratto finale, sotto via XX Settembre, piazza Vittoria, e i quartieri della Foce. Il Polcevera è incassato in un alveo artificiale sopra cui corre l'A7. Il Fereggiano, lo Sturla, il Veilino e altri rii minori scorrono per centinaia di metri sotto il tessuto urbano. La capacità idraulica dei tombamenti è dimensionata per portate ordinarie, non per le portate di piena rara: quando arrivano, l'acqua preme dall'interno e tracima dai chiusini e dalle aperture, oppure scoperchia tratti del tombamento — esattamente come avvenuto nel 2011 al Fereggiano.
3. Urbanizzazione dei conoidi
Allo sbocco dei torrenti a mare si trovano i conoidi alluvionali: depositi di sedimenti accumulati per millenni dalle piene successive — esattamente le aree dove la pianura esiste solo perché i torrenti l'hanno costruita esondando. A Genova questi conoidi sono integralmente urbanizzati: la città storica è cresciuta sul piccolo conoide del Bisagno, e l'espansione del Novecento ha colmato il conoide del Polcevera e i piccoli conoidi dei rii minori. La densità urbana su queste aree è oggi fra le più alte d'Italia. Ogni esondazione causa quindi danni economici proporzionali alla densità di edifici e attività che ha colpito.
4. Regime pluviometrico mediterraneo
La Liguria è soggetta al regime pluviometrico tipicamente mediterraneo: piogge concentrate in poche giornate dell'autunno e della primavera, intervallate da periodi di siccità relativa. Le precipitazioni autunnali in particolare assumono spesso la forma di sistemi convettivi autorigeneranti: temporali che si formano sul mare, stazionano sopra la fascia costiera per ore alimentati dall'umidità marina, scaricano centinaia di millimetri d'acqua su superfici molto ridotte. È un meccanismo che si ripete a frequenza statistica nota — qualche evento per decennio — ed è impossibile prevedere con precisione dove si scaricherà la prossima cella.
Le Cinque Terre: frane, alluvioni costiere, versanti terrazzati
Il caso delle Cinque Terre (Riomaggiore, Manarola, Corniglia, Vernazza, Monterosso al Mare) merita una trattazione a sé. È un territorio dove l'esposizione al rischio idrogeologico è intensificata dalla particolare geografia: cinque borghi nati allo sbocco al mare di altrettanti rii torrentizi, costruiti in fondo a valli strette con versanti acclivi, circondati da terrazzamenti agricoli costruiti nei secoli per coltivare la vigna sull'altrimenti impossibile pendio.
Le condizioni di rischio si sono aggravate negli ultimi decenni per una ragione paradossale: l'abbandono dell'agricoltura tradizionale. I muretti a secco che terrazzavano i versanti — manufatti centenari mantenuti dall'attività agricola — quando non più curati collassano, liberando suolo e detrito che durante le piogge vengono mobilitati dalle acque. Una piccola frana superficiale può innescarne a catena altre più grandi. La conservazione dei terrazzamenti diventa così non solo questione paesaggistica ma questione di sicurezza idrogeologica.
L'alluvione del 25 ottobre 2011 ha rappresentato il punto di rottura: a Vernazza l'acqua e il fango hanno coperto il paese fino al secondo piano in alcune strade; a Monterosso il torrente Pastanelli ha tracimato distruggendo il tessuto del borgo medievale; a Borghetto Vara — pochi chilometri nell'entroterra — la piena del Vara ha sommerso il centro abitato. Le ricostruzioni post-2011 sono state lente e parziali; una parte dei muretti a secco è stata recuperata grazie a progetti specifici (FAI, fondazioni private, Comune), ma vaste porzioni di versante restano in stato di abbandono.
IFFI e mosaicatura ISPRA: i numeri della pericolosità ligure
L'ISPRA cura due inventari fondamentali per quantificare il rischio idrogeologico italiano. Il progetto IFFI (Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia) censisce e mappa tutte le frane note del paese: per la Liguria i numeri sono impressionanti. La regione ha tra le più alte densità di movimenti franosi inventariati per chilometro quadrato fra le regioni italiane — un dato che riflette le condizioni litologiche e morfologiche dell'Appennino ligure, dominato da arenarie del Flysch, argille scagliose e marne dei complessi liguri, materiali intrinsecamente predisposti ai dissesti.
La mosaicatura IdroGEO aggregata pone la Liguria fra le regioni italiane con la quota più elevata di territorio classificato in fascia P3 alluvionale (alta probabilità, tempo di ritorno 20-50 anni). Il dato è in parte conseguenza della morfologia stessa — gran parte degli abitati liguri sono in fondovalle o conoide, intrinsecamente a rischio — ma riflette anche aggiornamenti progressivi delle carte dopo gli eventi del 2011, 2014 e successivi.
Opere di mitigazione: lo scolmatore del Bisagno
Lo scolmatore del Bisagno è l'opera idraulica più discussa della storia urbana di Genova. Concepita dopo il 1970 come galleria sotterranea per deviare a mare parte della portata di piena del Bisagno bypassando il tratto urbano tombinato, ha subito ritardi pluridecennali per ragioni tecniche, finanziarie, autorizzative e geologiche (la zona è attraversata da paleofrane attive). I lavori sono stati accelerati dopo il 2014 sotto Commissario straordinario, con una prima tratta funzionale completata nel decennio successivo e ulteriori stralci in corso.
Le altre opere di mitigazione in corso o programmate in Liguria comprendono: ripristino di rivi minori a cielo aperto dove possibile, regimazione di torrenti con vasche di laminazione, consolidamento di versanti instabili, manutenzione straordinaria delle arginature lungo i tratti pianeggianti dei principali torrenti. Sono interventi che riducono il rischio per eventi di intensità media, ma per le piene rare di intensità estrema la capacità di smorzamento resta limitata.
Profilo di rischio attuale per immobili in Liguria
Profilo dominato dall'alluvione urbana da torrenti tombinati. Quartieri di Foce, San Fruttuoso, Marassi, Staglieno, Sturla, Quezzi, e il tratto del Bisagno urbano hanno classificazione ISPRA in fascia P2/P3 estesa. Piano terra e seminterrati sono i livelli più esposti. Componente sismica trascurabile (zona 4). Componente franosa localizzata sui versanti collinari interni alla città (Castelletto, Albaro alta, San Martino).
Profilo misto frana + alluvione torrentizia con esposizione mareggiata aggiuntiva. Versanti acclivi con terrazzamenti in stato variabile di manutenzione, abitati in conoide. Componente sismica zona 4. Rischio specifico per edifici al piano terra e per quelli ai piedi di versanti terrazzati non manutenuti.
Profilo prevalentemente alluvione costiera da torrenti brevi (Arroscia, Centa, Letimbro, Quiliano, Pora) e frana sui versanti interni dell'Appennino ligure. Pericolosità sismica leggermente superiore al resto della regione (zona 3 in alcune aree), memoria del sisma del Ponente ligure del 1887. Componente sismica comunque meno significativa di alluvione e frana.
Profilo dominato dalla frana: pericolosità elevata diffusa su versanti argillosi e flyschoidi. Abitati tipicamente in fondovalle stretto con esposizione anche alluvionale ai torrenti. Componente sismica trascurabile. Per immobili in piccoli borghi appenninici la valutazione del rischio frana è spesso il fattore dominante.
L'obbligo CAT NAT applicato alla Liguria
Imprese e SRL operanti in Liguria sono soggette all'obbligo della L. 213/2023 al pari del resto d'Italia: piccole e micro imprese dal 1° gennaio 2026, medie dal 1° ottobre 2025, grandi dal 31 marzo 2025. Il peso economico dell'obbligo qui è particolarmente significativo perché il profilo di rischio del territorio è fra i più alti del paese sulla componente idrogeologica.
Per un capannone industriale in zona Val Polcevera, per un negozio in zona Foce, per un albergo in Cinque Terre, i premi proposti dalle compagnie sono attesi sensibilmente più alti rispetto ad analoghe proprietà in aree a basso rischio idrogeologico (ad esempio nelle alte pianure piemontesi o friulane fuori da fasce ISPRA). Questo è tecnicamente corretto se commisurato alla PAM effettiva, ma le differenze fra compagnie possono essere notevoli — confrontare più preventivi e disporre di un riferimento tecnico indipendente sulla PAM è essenziale.
Per i privati cittadini con immobili residenziali in zone esposte (piani terra in Foce, abitazioni in conoide nelle Cinque Terre, case rurali in versanti franosi dell'entroterra) l'obbligo CAT NAT non si applica, ma la copertura assicurativa privata contro i danni catastrofali è una scelta di prudenza che ha senso valutare.
Approfondimenti correlati: polizza CAT NAT per SRL e PMI; polizza CAT NAT per negozi; polizza CAT NAT per capannoni industriali.
Valuta il tuo immobile in Liguria
Catastima calcola la PAM (Perdita Annuale Media) di un immobile usando la mosaicatura ISPRA IdroGEO per alluvione, l'inventario IFFI per la pericolosità franosa, la pericolosità sismica MPS04 INGV e curve di fragilità ReLUIS calibrate sulla tipologia edilizia. Per un immobile ligure il quadro è dominato dalla componente idrogeologica: il PDF mostra la scomposizione alluvione/frana del rischio citando fonte per fonte.
Domande frequenti
Perché Genova si allaga così spesso?
Lo scolmatore del Bisagno risolve il problema?
Le Cinque Terre sono ancora a rischio dopo il 2011?
Il rischio sismico in Liguria è basso: posso ignorarlo?
Possiedo un appartamento al piano terra in zona Foce a Genova: cosa devo fare per la CAT NAT?
Perché la Liguria ha la più alta densità di frane d'Italia?
Disclaimer e fonti — Dati sugli eventi alluvionali liguri da ISPRA, ARPAL Liguria, Protezione Civile, Comune di Genova. Inventario delle frane da progetto IFFI di ISPRA. Le valutazioni di rischio catastima sono stime parametriche basate sulle mosaicature ISPRA IdroGEO e IFFI, sulla pericolosità sismica MPS04 INGV e su curve di fragilità ReLUIS: non sostituiscono valutazioni di pericolosità di sito puntuali né analisi idrauliche specialistiche. Per asseverazioni, verifiche di pericolosità di sito e progetti di mitigazione rivolgersi a geologo o ingegnere idraulico abilitato.
Riferimenti: ISPRA IdroGEO · Inventario IFFI · Direttiva Alluvioni 2007/60/CE · D.Lgs. 49/2010 · L. 213/2023. Approfondimenti correlati: metodologia · Emilia-Romagna 2023 · da dove vengono i nostri numeri · come si calcola la PAM.